PREVENZIONE CV NELLA DONNA

 

Nonostante i progressi della medicina, le malattie cardio-vascolari rimangono tuttora la causa principale di morte e di invalidità in tutti i paesi industrializzati.

Oggi si sa con certezza che la lotta contro le malattie cardiovascolari non può essere vinta solo perfezionando le cure. Spesso, infatti, queste malattie si presentano per la prima volta con gravi eventi vascolari che colpiscono in modo del tutto inaspettato e con conseguenze, almeno in parte, irreversibili; anche la morte improvvisa può essere il primo sintomo di una malattia cardio-vascolare finora misconosciuta e che non ha dato segni di sé.

Il vero successo in questo settore sta soprattutto nella capacità di evitare nuovi casi di malattia con la prevenzione.

E' stato segnalato che alle donne si presta poca attenzione per la correzione dei fattori di rischio coronarico. Il doppio lavoro, la propensione femminile ad occuparsi prima dei bisogni e della salute degli altri e poi di quelli propri, un interesse per la salute femminile prevalentemente circoscritto agli aspetti riproduttivi sono tutti fattori che dimostrano come le donne siano ancora svantaggiate rispetto agli uomini nella tutela della loro salute.

 

Le dimensioni del problema

È opinione diffusa che le malattie cardiovascolari siano un problema tipicamente maschile, che quindi non riguarda le donne. Se è vero che la donna in età fertile ha un rischio cardiovascolare inferiore a quello dell’uomo grazie alla protezione esercitata dagli estrogeni, è anche vero che con la menopausa i nuovi casi di infarto e di ictus nelle donne aumentano rapidamente fino a raggiungere e, intorno ai 75 anni, superare quelli maschili.

Le malattie cardio-circolatorie e tumori causano nel complesso circa i due terzi dei decessi ma, mentre tra gli uomini il peso di queste due cause si equivale, tra le donne, al contrario di quanto si crede, le malattie cardio-circolatorie superano di molto i tumori  [Ministero della Salute 2012-2013].

Le malattie cardiache e l’ictus cerebrale colpiscono le donne circa dieci anni più tardi rispetto agli uomini, si presentano spesso più subdolamente e rappresentano la principale causa di mortalità e invalidità nel mondo occidentale; le donne muoiono molto di più a causa delle malattie cardiovascolari che per tutti i tumori messi insieme, compreso il tumore del seno; l’allungarsi della vita media porta le malattie cardiovascolari a rappresentare un’emergenza per la salute delle donne.

Nonostante queste evidenze, la percezione che le donne hanno nei confronti dei pericoli causati dalle malattie cardiovascolari è bassa. Essere consapevoli del rischio permette, invece, di poter mettere in atto una adeguata prevenzione. La maggioranza delle donne è all’oscuro delle maggiori cause di rischio a causa dell’insufficiente informazione: pochi fanno riferimento alle malattie cardiovascolari quando discutono di problemi di salute e prevenzione con le donne.

 

Perchè parliamo di donne a rischio

Le donne durante la fase fertile della loro vita presentano un profilo ormonale caratterizzato dalla presenza degli estrogeni, che sono ormoni che influenzano in senso positivo i fattori di rischio in modo da limitare, generalmente, l’insorgenza delle malattie cardiovascolari; sono quindi protette dagli estrogeni fino alla menopausa.

Ci sono però situazioni che possono aumentare il rischio anche in età fertile, ci sono poi i rischi legati alla gravidanza e, infine, quelli legati al sopraggiungere della menopausa.

La pillola anticoncezionale, quando usata, può favorire l’insorgenza di ipertensione arteriosa. Prima di iniziare l’assunzione è buona regola sottoporsi a una visita medica accurata. Il rischio ipertensione, inoltre, è più alto nelle donne di età superiore ai 35 anni; in quelle in sovrappeso; in quelle con familiarità all’ipertensione stessa; in quelle affette da malattie renali. Quando si assume la pillola è importante misurare la pressione arteriosa.

L’ipertensione in gravidanza incide per l’8% sul numero complessivo delle gravidanze e costituisce nel mondo una delle cause principali di complicanze, anche mortali, per la madre o per il neonato (aumento della mortalità del neonato fino a cinque volte). Da qualche anno, è in crescita il numero di donne che iniziano la gravidanza in età avanzata. Circa il 5% di loro presenta valori pressori già elevati, che aumentano ulteriormente il rischio di complicanze.

La menopausa, o un intervento chirurgico di rimozione delle ovaie, determinano il venir meno della protezione esercitata dagli estrogeni precedentemente prodotti dall’organismo. Il vantaggio che le donne hanno avuto durante il periodo fertile scompare e l’incidenza e la gravità delle malattie cardiovascolari diventano pari a quelle degli uomini. Con la menopausa, l’organismo femminile va incontro a una serie di cambiamenti che lo accompagneranno per il resto della vita. In questo periodo è possibile che si riduca il colesterolo “buono” e aumenti quello “cattivo”; che si riscontri ipertensione arteriosa anche se prima i valori erano sempre stati normali; che alcune donne tendano a ingrassare; che i valori glicemici aumentino. Queste alterazioni accrescono il rischio di contrarre le malattie cardiovascolari e pertanto, in menopausa, è necessario fare più attenzione alla prevenzione cardiovascolare.

 

I fattori di rischio

E' dimostrata l'associazione tra lo sviluppo della cardiopatia ischemica e la presenza di alcune condizioni, chiamate fattori di rischio. Non esiste una regola certa; nessuno di loro è da solo sufficiente e neppure necessario per lo sviluppo della cardiopatia ischemica. Tanto che in singoli casi può verificarsi che, ad esempio, un non fumatore con un basso livello di colesterolo e con la pressione normale abbia ugualmente un infarto. Ma questo non toglie nulla al fatto che le persone con fattori di rischio cardiovascolare hanno maggiore probabilità di ammalarsi di una malattia cardiovascolare.

La probabilità di ammalarsi diventa tanto più grande quanto più numerosi ed elevati sono i fattori di rischio presenti contemporaneamente nella stessa persona.

Ipertensione arteriosa, diabete mellito, ipercolesterolemia, fumo, familiarità per cardiopatia, obesità, vita sedentaria sono dunque i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. La presenza di tali fattori è frequente nella popolazione femminile ma, soprattutto, è in aumento anche nelle donne più giovani, ed inoltre è spesso misconosciuta. Bisogna intervenire quindi su ciascuno di essi, tenendo presente che: il 40% delle donne dopo i 55 anni presenta valori di colesterolo nel sangue elevati e che un aumento della colesterolemia, seppur meno grave, si osserva anche nelle donne più giovani; il 50% delle donne ha la pressione alta dopo i 45 anni; il 25% delle donne, considerando tutte le fasce di età, non svolge attività fisica regolare.

Alcuni fattori di rischio hanno un peso prognostico peggiore nelle donne: il diabete si associa ad un rischio due volte maggiore rispetto agli uomini; l’interazione tra fumo e ipertensione si associa a un maggiore rischio di ictus rispetto agli uomini.

 

Le malattie ischemiche del cuore

Con il passare del tempo, sulla parete interna delle coronarie, come in altre arterie del sistema circolatorio, si depositano delle sostanze grasse che formano delle incrostazioni, composte principalmente da colesterolo. Tali incrostazioni, definite placche ateromasiche, sono alla base della malattia degenerativa comunemente nota come arteriosclerosi, favorita dalla presenza di fattori di rischio cardiovascolari (ipertensione, diabete, coleterolo alto, fumo, obesità). A causa di ciò, il lume delle arterie tende progressivamente a restringersi e a rende sempre più difficile il passaggio di sangue, fino al punto di bloccarlo completamente.

Le lesioni vascolari, anche quando sono molto estese, spesso rimangono del tutto silenti, almeno fino a quando la parziale o totale ostruzione di uno o più rami delle coronarie impedisca il regolare rifornimento di sangue ai tessuti. Quando il flusso diventa insufficiente si determina l’angina pectoris; qualora invece si arresti completamente si determina l’infarto del miocardio. In quest’ultimo caso, muore una parte più o meno estesa del muscolo cardiaco per la mancanza improvvisa di ossigeno.

Attenzione, la crescita delle placche, favorita dai fattori di rischio cardiovascolari, purtroppo, può avvenire anche molto rapidamente, così che piccole placche che non davano segno di se crescendo in poco tempo possono causare gravi conseguenze. Pertanto è fondamentale l’attento controllo dei fattori di rischio cardiovascolari e la diagnosi precoce.

 

L’infarto nella donna

Quando insorgono, le malattie cardiovascolari sono più subdole e gravi nella donna che nell’uomo. Ciò dipende da molti fattori: nella donna si manifestano in età più avanzata; è frequente la coesistenza di più fattori di rischio; la sintomatologia con la quale si manifesta l’infarto è meno intensa nelle donne, con la conseguente tendenza a sottovalutare e trascurare i sintomi che fanno ritardare l’intervento del cardiologo.

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